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La stazione di Milano è di per se un’opera architettonica di notevole pregio ed un giorno ne parlerò ma, oggi voglio raccontarvi di  è una vera e propria “chicca” che pochi conoscono. A due passi dalla stazione di Milano centrale per vederla ed ammirarla vi basterà lo stesso tempo che impieghereste a prendervi un caffè quindi per una volta abbiate il coraggio di perdere quei cinque minuti tra una fermata e l’altra delle nostre interminabili corse e affacciatevi tra le grate che proteggono questi meravigliosi resti.

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Vista della stazione dalla Cascina

 

Uscendo in direzione P.za Luigi di Savoia, dove si fermano i bus per Orio al Serio, attraversando la piazza e arrivando a sinistra dello Star Hotel Anderson in via Andrea Doria al n°4 , eccovi quello che rimane della Cascina Pozzobonelli.

 

Quando mi ritrovai di fronte a questa struttura  inglobata dalle costruzioni adiacenti, la mia prima impressione fu di ritrovarmi di fronte a qualcosa di estremamente fragile, sembrava addirittura che mi chiedesse protezione; era lì timorosa con i suoi mattoni a vista che preannunciavano  le sue arcate rinascimentali, immersa tra la colata di cemento luccicante tipica di Milano che ne costituiva un contorno un po’ troppo pesante quasi a volerla schiacciare.

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Attualmente lo spazio tra i resti e i palazzi adiacenti si è ridotto

UN PO’ DI STORIA 

La Cascina, costituita da una casa padronale e da ambienti di tipo rustico, sorgeva in  quella che un tempo era aperta campagna e per questo si definisce una cascina di tipo suburbano, l’origine della costruzione risale alla fine del XV sec. d.C. e rispetto all’odierna struttura occupava uno spazio molto più grande. Si componeva di tre corpi di fabbrica e due cortili collegati da un portico con 10 arcate. La cascina nacque come dimora suburbana della famiglia Pozzobonelli, prende il nome da Gian Giacomo Pozzobonelli un nobile lombardo vicino agli Sforza. La paternità della progettazione è incerta e l’unica data che abbiamo è ante quem di una concessione idrica nel 1470. Diversi autori sono concordi nell’affidare la paternità del progetto a Bramante, mentre altri se ne discostano, io personalmente non ho mezzi alcuni per screditare o avallare nessuna delle precedenti tesi. La prima modifica della struttura si ebbe dopo la morte dell’illustre proprietario, la villa  si traformò in una cascina rustica composto da un solo piano.

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Portico con presenza di raffigurazioni

Nell’800 erano ancora leggibili i graffiti e le raffigurazioni, degna di nota è  una raffigurazione del Castello Sforzesco utilizzata da Beltrami per il restauro e la riscostruzione della torre detta ” del Filarete” .

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Torre filateriana
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Muro in dettaglio

Il 1885 è la  data d’inizio del percorso che porterà a un declino della struttura fino al restauro contemporaneo. La gran parte degli ambienti, infatti furono demoliti, rimasero  un corpo centrale con una cupola sviluppata su 8 vele e 4 campate dell’originale portico. Sono gli anni del riassetto della città, nel 1898 ci fu l’apertura di    via A. Doria, nel 1907 iniziarono i lavori per la nuova Stazione Centrale e per non farci mancare nulla ulteriori danni si ebbero nel 1943 a causa dei bombardamenti aerei.

Come descritto precedentemente ora rimane ben poco di questa Cascina, nonostante sia stata restaurata e recintata continua ad essere ignorata ed  esclusa dagli occhi dei turisti ed è un vero peccato che non sia neppure aperta alle visite, proprio per scongiurarne un’altro periodo di involuzione andrebbe resa maggiormente fruibile.

Buona passeggiata !

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