Il sito sviluppatosi in Età Repubblicana continua ad essere uno dei luoghi più conosciuti del litorale, nel 2000 è stato riconosciuto come Monumento Naturale della Regione Lazio e dal 2008 è entrato a far parte del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi. Presenta un panorama sublime, in quanto si localizza sulla cima del Monte Sant’Angelo alle porte di Terracina (se venite dal comune di Fondi) dal quale si apre una vista sul golfo di Gaeta e sull’intero comune di Terracina mentre nella parte retrostante avrete una suggestiva visione dei monti adiacenti. Un posto così non poteva non essere riservato agli Dei, in particolare a uno: Giove Anxur, in realtà non è più attribuibile a Giove in versione fanciullesca, ma piuttosto le indagini (ritrovamenti di dediche e altri indizi tra le quali fonti letterarie, il tempio viene indicato in Plinio come tempio di Feronia)  testimonierebbero  che il tempio in verità sia dedicato a Venere Obsenquens.

dsc_1314
panorama del Circeo

La posizione strategica del sito ha permesso di tenere sotto controllo i traffici via mare, la montagna e la principale tra le vie la Regina Viarum che attraversa tutt’oggi il centro di Terracina: la Via Appia (312 a.C.).

La musealizzazione del  tempio,  avvenuta solo di recente, non ha salvato le mura da scritte e da altri atti vandalici e vi assicuro che mentre io pagavo i miei 6 euro di biglietto molti erano i ragazzini che entravano di nascosto anche perché non ho visto nessun custode ma solo una persona alla biglietteria e questo non porterà grande fortuna al sito. Ma siamo ben lontani dagli anni nei quali era completamente abbandonato e lasciato aperto. L’orario ottimale per la visita è sicuramente prima del tramonto, almeno un’ora prima per poter visitare ogni parte e poi lasciarsi sedurre dalla vista del golfo e dal suo splendore. Inoltre il sito è raggiungibile in macchina, non in autobus come dovrebbe essere visto l’importanza e per i temerari a piedi.

Del tempio di Giove rimane solo il basamento, per tale ragione è un ottimo strumento per i non addetti ai lavori, il video introduttivo visibile  nella saletta adiacente la biglietteria, il quale vi darà modo di capire e apprezzarne meglio la maestosità originaria.

dsc_1306
Ingresso – opera incerta

Io personalmente dall’entrata mi sono diretta verso l’area nord-ovest, scegliendo di visitare prima il Tempio minore. Scoperto da scavi fatti sul finire dell’800, grazie all’opera di storici locali, Pio Capponi prima e  Luigi Borsari dopo. Il tempio minore fu il primo ad essere costruito nel secondo quarto del  II sec. a. C. dato documentabile anche dalla scelta dell’opera incerta grossolana e decorazioni di I stile ed in linea cronologica con altri santuari del Lazio (Fortuna primigenia a Palestrina, Ettore vincitore a Tivoli, e Giunone a Gavi);  presenta esattamente come il Tempio Maggiore una struttura di basamento costituito da un Criptoportico e la terrazza in cima. In basso si conservano i resti di un mosaico. Dopo l’editto di Teodosio (380) fu dato alle fiamme stessa sorte inflitta a  tutti i luoghi pagani.  Il tempio fu affiancato da costruzioni di Epoca Medievale dai benedettini e fu rinominato a  Sant’Angelo (da qui prende il nome il Monte, il quale prima si chiamava Nettuno). Visibili nonostante il tempo e gli atti vandalici sono gli affreschi sul criptoportico il quale era stato adibito ad abside. L’area dopo il 1500 fu abbandonata fino agli scavi del 1894.

Attraversando il camminamento al margine si arriva nell’area principale, dove si localizzano le tre terrazze e il tempio. Il Tempio Maggiore sorge con un angolatura diversa rispetto al basamento, sull’asse nord-ovest sud-est. Oggi non rimane molto ma andrebbe immaginato di ordine corinzio, esastilo e pseudoperiptero, affiancato sulla destra da una roccia oracolare,  collegata alla grotta sottostante attraverso un foro, questo probabilmente al passaggio del vento emetteva un suono il quale veniva interpretato dall’oracolo. Per tale ragione questa roccia affianca il tempio inglobata in una struttura. Arrivati di fronte al tempio, bisognerebbe fare un esercizio mentale,  quei gradini erosi delle scale un tempo erano qualcosa di perfetto e maestoso come si addice a Roma.  Immaginare cosa spingeva i pellegrini di quel tempo lontano a ringraziare gli dei con i loro doni e i sacrifici, immaginarli ad attendere il responso oracolare al quale avrebbero assistito rende il tutto estremamente suggestivo; il tempio di Giove proprio per la sua posizione magica, è un posto sublime per gli amanti della romanità. Per i romani la religiosità era qualcosa non solo di vitale e presente sia all’interno che all’esterno della domus, era inoltre regolata da rigide”usanze”, regole e rituali prestabiliti i quali esulavano da gesti casuali, come l’usanza di donare oggetti come i  Crepundia, rinvenute dietro la grotta (dalle quali si attribuisce il  tempio a Venere) che nello specifico riproducono suppellettili casalinghi, attualmente gli oggetti in questione sono conservati al Museo di palazzo Massimo a Roma. Scendendo per la terrazza inferiore si visita il criptoportico dove si trova la grotta, il criptoportico è formato da 12 arcate collegate e percorribili, senza ombra di dubbio attualmente è per noi la parte più suggestiva. Si narra da leggende locali che un tempo fosse possibile scendere dalla grotta, attraverso un cammino stretto ed impervio il quale portava dritti al mare.

pianta.jpg

La terrazza superiore ospitava il campo trincerato, area di carattere militare risalente al I sec a.c. era costituita da un triportico, colonnato sul lato del fronte e tetto a spiovente, al di sotto si trovavano le cisterne coperte dal camminamento di ronda e torri a base quadrangolare protette dai centurioni. Il campo trincerato ospitava oltre l’apparato militare anche un luogo di culto. Attualmente si rilevano in questa zona resti medievali di una torre a base quadrangolare. Sicuramente la parte ad aver subito più danni dall’incuria sono le mura esterne all’area del sito.

All’interno dell’area attualmente c’è un bar e spesso vale seguire la programmazione comunale perché il sito ospita, soprattutto d’estate, diversi eventi importanti come concerti, serate teatrali e proiezioni.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Letture di approfondimento:

Livia Boccali – Esempio di organizzazione delle fonti antiche per la ricostruzione
del quadro della vita religiosa di una città e del suo territorio in età
preromana e romana : Terracina In: Cahiers du Centre Gustave Glotz, 8, 1997. pp. 181-222;

F. Coarelli – I santuari del Lazio e della Campania tra i Gracchi e le guerre civili, in AA. W, Les
« Bourgeoisies » municipales italiennes aux Ile et 1er siècles av.J.-C, Colloques internationaux du
CNRS, 609, Naples, 1981, Centre Jean-Bérard, Paris-Naples, 1983, 234; id., I santuari del Lazio in età repubblicana, Roma, 1987, 123 ss.

Link utili:

 

 

Annunci